Fronteggiamenti, tra Procura e tradizione

Ci risiamo. Come accadde per le scazzottate del dopo-Palio 2015, puntualmente altri contradaioli entrano nel mirino della Magistratura. Sotto la lente dell’indagine vi sono,questa volta, 11 persone del Nicchio e 6 del Valdimontone, in riferimento al fronteggiamento del dopo-Palio del 2 luglio 2018. E giù subito, sui giornali e sui social appaiono le proteste del mondo contradaiolo e del Sindaco, che tra l’altro, ha dichiarato che difenderà, nel procedimento, alcuni degli indagati.
Al netto delle enunciazioni utili solo a riempire le pagine dei giornali, in tutti questi anni però, ci risulta che l’unica occasione di dialogo tra Comune, Magistrato delle Contrade, Procura e Questura sia avvenuta attraverso un dibattito pubblico organizzato da “La Nazione” nella Sala delle Lupe, avvenuto qualche mese fa. Tra l’altro molto interessante per le dichiarazioni del Questore e del Prefetto, che in pochi hanno interpretato nel giusto verso. Un po’ poco per affrontare un problema che pare interessi tutta la Siena contradaiola, tant’è che forse in nessuna Contrada (a parte quelle coinvolte) si è affrontato il problema a livello di Assemblea generale. E quindi come pensiamo di chiarirle (non dico di risolverle) queste dinamiche? Con due post su Facebook o rinunciando alla partecipazione alle onoranze di S. Ansano? La domanda è ovviamente retorica, ma nella realtà questo è quello che si è fatto in oltre tre anni, al netto degli enunciati e dei comunicati stampa.
Tanto per avviare una lucida analisi critica interna alle Contrade, bisognerebbe innanzitutto chiarire che i due episodi non riguardano il Palio. Perchè se parliamo di tradizione, a cui sovente il Sindaco si richiama, occorrerebbe avere un’onestà intellettuale contradaiola tale da ammettere che il Palio termina quando scoppia il mortaretto. Il mortaretto segna la fine dei giochi, non l’inizio dei cazzotti. Preciso questo perché – pur non essendo, sicuramente un fatto grave e inusuale fare una cazzottata nel dopo-Palio – sarebbe opportuno operare, nei fatti, con azioni disciplinari precise e severe, sia da parte del Comune che all’interno delle stesse Contrade, attraverso la famosa autoregolamentazione. Meglio avere i propri contradaioli in Procura o meglio esibire all’esterno ben precise azioni di autogoverno che tendono a stigmatizzare tali episodi? Meglio avere una sanzione dal Comune o ritrovarsi il Priore a testimoniare in un processo?
Certo, sono d’accordo, non è detto che a fronte di tali decisioni si sarebbe verificata una situazione diversa, ma almeno avremmo potuto protestare a ragion veduta e far sentire la voce delle Contrade netta e chiara. Ora no, non è possibile. Da parte Comunale, il Sindaco (che è anche avvocato di alcuni indagati) ha continuato a dire che i cazzotti sono elemento essenziale del Palio, dimenticando sempre di specificare che gli episodi di cui si parla riguardano il dopo-Palio, quando la tradizione direbbe altro, del tipo: “chi perde ‘un cogliona e va a letto”. La distinzione non è da poco e rappresenta un valore importante per capire il significato che ha il Palio per le Contrade. Va precisato, oltretutto, che lo scontro nel dopo-Palio del luglio 2018, oggetto di indagine, non fu preso in considerazione dall’azione sanzionatoria dell’Assessore Delegato, se non per citare il “fronteggiamento” nelle deliberazioni di altri tipi di provvedimenti, rendendolo, di fatto, un avvenimento in linea con il normale svolgimento del Palio (e invece non lo è). Tale benevolenza, appare chiaro, va a tutto discapito della vera tradizione che si deve attribuire al Palio, e di conseguenza, si rivela di impedimento per prevenire l’azione ben più pesante della Procura. E’ bene ricordare che in questo senso, la linea tenuta dalla giunta Valentini (che almeno, seppure blandamente, aveva sanzionato gli scontri del 2015) ha trovato continuità in quella attuale.
In una Siena superblindata, con lo stesso Procuratore Vitello ospite alle trifore del Comune, pensiamo davvero di continuare a fare quello che ci pare, a livello di ordine pubblico, come si fosse nella Siena di venti, trenta o quaranta anni fa? Con questo non voglio dire che l’attuale situazione non possa essere cambiata ma i cambiamenti per volerli devono essere costruiti sulla base di un dialogo proficuo con tutte le parti in causa, durante tutto l’anno, operando sanzioni adeguate a livello Comunale e avviando un meccanismo di autoregolamentazione, interno alle Contrade, serio ed efficace.

Nota a margine: il 16 novembre sono scaduti i 90 giorni utili per avanzare azioni di querela nei confronti della Rai per il servizio giornalistico trasmesso a margine del Palio del 16 agosto scorso. ” …è stato deciso di comune accordo di valutare ogni azione volta alla tutela ed alla difesa del Palio in ogni sede opportuna. Siena e le Contrade non accetteranno più questi attacchi gratuiti alle sue tradizioni”, così annunciavano dal Consorzio, ma come era facilmente prevedibile non vi erano assolutamente margini per un’azione legale. Il problema è un altro. (vedi : https://www.lacorazzadelrospo.com/2019/08/22/era-gia-tutto-chiaro-dieci-anni-fa/ )
Giovanni Gigli