Il nostro Palio come la corsa delle Brocche

Il Comune di Siena ha posto fine all’unicità del Palio. Ora siamo una sagra qualsiasi.
Con apposita delibera del 29 marzo scorso, la Giunta Comunale di Siena ha richiesto l’ “Iscrizione del Palio nell’elenco regionale delle manifestazioni di rievocazione storica”.
Questo perchè, come è scritto nella delibera si è
“Ritenuto che la suddetta legge sia coerente e rafforzi la secolare attenzione che l’Ente dispiega verso la sicurezza della manifestazione e la tutela dei cavalli e possa offrire un supporto strategico contro gli attacchi strumentali alla Festa”. Infatti la registrazione in questo elenco di manifestazioni riconosciute dalla Regione rende inapplicabili le norme del “IX titolo bis del codice penale, Dei Delitti contro il sentimento animale”.
Letteralmente l’articolo in questione recita:

Art. 19-ter. – (Leggi speciali in materia di animali). – Le disposizioni del titolo IX-bis del libro II del codice penale non si applicano ai casi previsti dalle leggi speciali in materia di caccia, di pesca, di allevamento, di trasporto, di macellazione degli animali, di sperimentazione scientifica sugli stessi, di attività circense, di giardini zoologici, nonché dalle altre leggi speciali in materia di animali. Le disposizioni del titolo IX-bis del libro II del codice penale non si applicano altresì alle manifestazioni storiche e culturali autorizzate dalla regione competente.


Ciò naturalmente non significa fare “come ci pare” ma si riconosce il fatto che, all’interno di attività specifiche – se tutto si svolge secondo le normative del settore ( Cass. pen. n. 40751/2015 ) – tale legge non si possa applicare. Un esempio concreto e subito comprensibile da tutti ci viene dalla caccia. Se si rispettano tutte le norme che regolano la caccia (la cui pratica rientra nella stessa esenzione), si può uccidere un animale, (perchè la caccia è regolata da norme riconosciute e la morte dell’animale rientra nelle finalità) mentre, se spariamo ad una rondine in città, si incappa nei rigori della legge a difesa degli animali. Ma d’altra parte ci sono esempio di condanna anche nel settore della caccia in quanto “non assumono effetto esimente le disposizioni di cui alla L. 11 febbraio 1992 n. 157 di disciplina della caccia, atteso che tale L. non esaurisce la tutela della fauna nell’espletamento delle pratiche venatorie”. In questo caso è stata confermata la condanna dell’uso di richiami vivi con modalità incompatibili.

In tema di Palio si potrebbe affermare che se si rispettano tutte le norme legate alla tutela del Palio (la cui legittimità comunque è stata confermata da varie sentenze) gli articoli del predetto “XI titolo bis” non valgono. Occorre ricordare, però, che la giustizia ordinaria ha già applicato questo principio al Palio, senza bisogno di essere iscritti in nessun elenco regionale, allorquando ha sentenziato che il protocollo dei farmaci del Palio non necessariamente debba essere quello dell’Unire. Che il Palio e le sue regole abbiano un riconoscimento dallo Stato appare abbastanza scontato, altrimenti il Prefetto non lo farebbe organizzare. Il Palio, come tutti ormai sanno e come è stato dimostrato dal caso Penna Bianca in poi, se tutti i protagonisti legati al cavallo (fantino, capitano, veterinario etc. etc.) rispettano le regole, il protocollo e i civili comportamenti, non ha nulla da temere. L’assoluzione giunta al termine del “processo Penna Bianca” nella sostanza riconobbe il Palio come una realtà ben definita e delineata da una sua storia secolare e dunque non poteva essere assimilata alla giurisprudenza di una corsa sportiva qualsiasi. E’ per questo motivo che iscrivere il Palio nell’elenco regionale delle rievocazioni storiche, oltre che inutile, è umiliante.

Nella legge regionale oltretutto si fa più volte riferimento a “rievocazione e ricostruzione storica” quindi niente di più lontano dal Palio di Siena.
Il Palio può essere definito come rito, come Festa, come rielaborazione in chiave ludica delle antiche libertà repubblicane ma non di certo come rievocazione storica. Noi non rievochiamo un bel niente. Il Palio è come un essere vivente che sta lì da 500 anni, è realtà, è presente e non passato, non rievocazione, non un evento inventato a scopo turistico rispolverando ormai defunte giostre medievali. E’ per questo che, non ci sono ragioni di sorta per accostarlo a sagre paesane create per movimentare un week end estivo e altri palietti sorti solo per copiare malamente la nostra storia. Da quel momento in poi il Palio sarà omologato ufficialmente (con l’aggravante che tale omologazione avviene su richiesta del Comune di Siena) alla “Corsa delle Brocche” di Cetona, al “Palio dei Somari” di Torrita” ed al “Lancio della mongolfiera di carta” di San Marcello Pistoiese, tanto per citarne tre a caso. Tutti eventi rispettabilissimi, ma rimane improbabile il loro accasamento in una categoria in cui possa stare il Palio. Categoria che in realtà non esiste in nessuna parte del mondo.

Consideriamo poi, che per l’iscrizione a questo elenco occorre produrre i seguenti documenti: a) atto costitutivo e statuto; b) relazione sul periodo storico di riferimento e sulle attività svolte;c) documentazione fotografica;d) bilancio dei due anni antecedenti alla data di presentazione della domanda di iscrizione;e) attestazione del comune nel cui territorio ha sede legale l’associazione in merito all’attività svolta.3. Per le associazioni di ricostruzione storica, la relazione di cui al comma 2, lettera b), deve descrivere il periodo storico di riferimento, le attività svolte ed illustrare i vestiti, le armi, le armature ed i manufatti utilizzati, citando le fonti documentali di riferimento.
Ecco, sarebbe interessante conoscere come è stata prodotta tutta questa documentazione, ad esempio sulla parte “relazione sul periodo storico di riferimento e sulle attività”. La risposta esatta del periodo infatti sarebbe stata “Periodo attuale”.
Il Magistrato delle Contrade, silente come al solito, dimostra, una volta di più, di non avere nessun volontà di prendere posizione, lasciando al Comune completa libertà di manovra. Oltretutto tale registrazione non ci metterà al riparo di un bel niente perchè il maltrattamento animale è comunque riconosciuto dalla legge italiana ed il Palio, giustamente non è esente da tali norme generali. Inoltre questa nostra richiesta di iscrizione potrà essere un’arma da usare dagli animalisti che potranno così dire: “Ma se volete tanto bene ai cavalli e siete così convinti di essere nel giusto perchè cercate coperture di questo tipo?” . E non potremo darli torto perchè avrebbero ragione.
Giovanni Gigli

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