Come si cambia…

E’ un cambiamento di visione a 360° quello operato dal Magistrato delle Contrade attraverso il documento elaborato il 17 giugno scorso, riguardante la sentenza della Procura di Siena per i fronteggiamenti del 2018.
Il Magistratto delle Contrade infatti aveva già stilato un documento sull’argomento violenza/fronteggiamenti, nell’ottobre del 1991, i cui contenuti erano di tutt’altro tenore. Mentre adesso (giustamente) si ribadisce la “massima vicinanza ai contradaioli coinvolti”, nel 1991, al punto “A” del documento si invitavano le Dirigenze ad evitare “ogni retorica di malintese sane tradizioni di scontri a mani nude”.

Adesso invece, nel recente documento si parla di rispetto:
“Il rispetto dei contradaioli nei confronti delle istituzioni, il rispetto tra le istituzioni stesse (tra le quali, da secoli, vi sono le Contrade), e, infine, il rispetto tra i contradaioli, che, in ogni momento in cui si confrontano (e proprio grazie a tali momenti di confronto), si rivelano reciprocamente e sinceramente, per il coraggio che mostrano, per la forza che manifestano, per l’attaccamento che vivono e, quindi, per ciò che sono. Il rispetto che nasce da questo tipo di relazione è più solido, perché poggia su una conoscenza reale”. Un rovesciamento di visione dei fronteggiamenti niente male.

Al punto “B” del documento, nel 1991, il Magistrato delle Contrade affermava:
“Le Contrade e le loro Dirigenze non dovranno dare alcuna copertura a qualsiasi manifestazione di violenza ed anzi dovranno escludere per almeno tre anni da cariche e ruoli di rappresentanza chi si sarà reso colpevole di atti di violenza e comunque avrà subito condanne sia di tipo penale che amministrativo per i fatti di violenza (….)”
Non essendo mai stato disconosciuto, tale documento (votato all’unanimità), dovrebbe essere ancora in vigore e paradossalmente i contradaioli condannati dovrebbe subire anche la sospensione di tre anni “deliberata” dal Magistrato.
Con questo tenore punitivo e censorio arriviamo anche al finale in cui si invita l’Amministrazione Comunale ad agire con assoluta conformità quanto prescritto dal regolamento in particolare per quanto riguardano gli episodi di violenza “siano essi avvenuti dentro o fuori la Piazza, prima o dopo la corsa del Palio, a prescindere dal fatto che gli stessi episodi possano essere sottoposti eventualmente al giudizio della Magistratura” .
E poi, sempre rivolto all’Amministrazione comunale:
“applichi individualmente alle singole persone identificate come responsabili, le penalità previste dalle vigenti norme di Polizia”.

Ma perchè si è giunti a questo cambiamento di pensiero? Occorre ricordare che i contradaioli coinvolti in azioni penali a causa dei fronteggiamenti che si verificavano durante i quattro giorni di Palio o nel dopo Palio, erano in quantità minore: tre, quattro, non più di dieci. Ed era facile per il Magistrato prenderne le distanze, erano i soliti “deliquenti”. Nessuna solidarietà, eppure i fatti oggetto dell’azione penale, erano sostanzialmente gli stessi.
Adesso, con 60 e più indagati il problema è diverso e investe più in generale tutta la Contrada. La conseguenza è che per i Priori è molto è più difficile affrontare il problema con l’approccio della condanna come nel 1991, il popolo non potrebbe tollelarlo, e quindi quello che 40 anni fa era da condannare adesso diventa “coraggio e attaccamento”, in linea con la volontà popolare.

Giovanni Gigli